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Synopsis

Come mai l’innovazione si mostra incapace di modificare le relazioni di dipendenza? Si può studiare l’innovazione in luoghi considerati 'arretrati' senza esaminare le relazioni di subalternità? Partendo da alcuni casi di innovazione (l’alfabetizzazione informatica di gruppi di donne, la 'rilaboratorizzazione' del pane considerato come tipico, la standardizzazione del sardo e le politiche dell’innovazione) "Topologie postcoloniali" mette in discussione l’idea che i processi possano essere spiegati in base alla dicotomia modernità/tradizione e al carattere neutrale della modernizzazione e delle politiche dell’innovazione. Poco sembra spiegabile, inoltre, in base a una presunta, ma mai chiarita, identità sarda, di volta in volta idealizzata o considerata la radice di ogni male. Per farlo, sposta l’attenzione dall’ossessione del 'territorio', e delle sue caratteristiche considerate quasi naturali, ai legami e alle relazioni dominanti nei processi innovativi, spesso squilibrate e di impronta coloniale. Le innovazioni sono qui analizzate nel vivo della loro articolazione piuttosto che dal punto di vista della progettazione astratta, e questo consente di fare un viaggio in mondi meno smart delle loro rappresentazioni mediatizzate, ma incredibilmente più ricchi di legami con la storia della Sardegna, e con i processi che oggi collegano le nostre vite a convergenze socio-tecniche estese all’insieme del pianeta.

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