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Synopsis

Un universo parallelo pieno di superstizioni, dove tutti indossano maschere...un mondo misterioso in cui ciascuno è contraddistinto dall'appartenenza ad un colore...un mondo in cui vi sono Arlecchini e Cromi, e dove solo chi osa sfidare l'ignoranza e il potere potrà alla fine diventare il temuto Arlecchino Rosso... 

Nel primo libro, Morte Di Un Arlecchino, le vicissitudini porteranno il protagonista, il giovane Ashiva dei Cromi Neri, a scappare dalla sua nazione e ad intraprendere un lungo viaggio ricco di avventure fino a quando scoprirà delle agghiaccianti verità sui Cromi e sui Territori che lo cambieranno per sempre.

www.theredharlequin.com

Da Scrittevolmente.com:

Morte di un Arlecchino è il primo episodio di una trilogia semplice e lineare nel suo dipanarsi, godibile nonostante qualche incertezza e qualche refuso (nulla che non sia rimediabile a seguito di un’attenta rilettura). Per il resto la storia c’è, è interessante. Si descrive un universo, non so quanto parallelo al nostro, in cui i singoli individui si contraddistinguono in base a un’appartenenza tutta particolare: non a partiti, non a origini geografiche, non per idee, non per vicende storiche. O meglio: c’è di più.

Se il colore irrimediabilmente è entrato a far parte del DNA, tale da differenziare un popolo dall’altro e a marcare gruppi di individui, è facile imbattersi non solo in Neri, ma anche in Verdi, Gialli, Rossi, Blu; ciascuno connotato di proprie caratteristiche e di una propria impronta. Il colore assorbe tutto: istanze politiche e partitiche, le questioni geografiche, origini storiche, il bagaglio culturale, tutto ciò che può tanto identificare quanto dividere. Non solo il colore, anche la maschera sul volto da portare in pubblico segna, individua, blinda e imprigiona (ecco le parole giuste). Non mancano altre regole ferree che avvolgono e soffocano temperamenti e inclinazioni. Quasi nessuno tuttavia sembra accorgersene o intende ribellarsi.

L’idea è interessante perché nella storia non mancano per esempio i Bianchi contro i Neri (se al tempo di Dante vi erano i Ghibellini contro i Guelfi, tra i Guelfi vi erano opposte fazioni, appunto i bianchi e i neri). In questo episodio non mancano le beghe e i conflitti tra le diverse schiere: vi sono padri che muoiono in battaglia, figli che rimangono orfani, qualcuno che fugge, qualcuno a cui finalmente si aprono gli occhi (Ashiva).

Non appare fuori luogo la metafora del gioco di carte, perché applicandola alla storia qui presentata, emerge l’idea che essa parli di un mondo alla rovescia. Qui non è il due di picche a essere lasciato fuori, respinto dal consorzio dei più. Piuttosto è il Jolly a vedersela non proprio bene: l’Arlecchino.

Insomma: come accade con i semi delle carte, c’è la carta che vince, che stenta, che viene scartata alla prima occasione, scivolando fuori dal mazzo: il due di picche, appunto. Poi c’è il Jolly, che può assumere il colore e il valore che più gli garba, e che ciascun giocatore non vede l’ora di ritrovarsi in mano. Qui, è vero, non si racconta di giocatori ma di carte. Se esse irridono il due di picche, presumibilmente odiano il jolly, o matta che dir si voglia.

Arriviamo al punto: l’Arlecchino non è di un solo colore, anzi ne ha troppi. Quelli come lui vengono gettati fuori dal mazzo, esiliati, perseguitati, condannati a morte per il solo fatto di esistere perché rappresentano un di più, vanificano la regola e non sono ordine nemmeno a se stessi. Sono la misura di una libertà pallidamente imitata dai costumi nomadi e politically correct dei Verdi (furtarelli permettendo).

Il processo contro un Arlecchino e la scontata condanna a morte aprono e chiudono questo primo episodio, simili a un esorcismo a vicende alterne.

Di più non si può dire, per non rovinare la lettura e l’attesa del secondo racconto. - Davide Dotto


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