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Synopsis

Avrebbe un nome e un volto il “signor Franco”, l’uomo che secondo Massimo Ciancimino apparterrebbe ai servizi segreti e che fu l’ombra vicina a suo padre tanto quanto l’ingegner Lo Verde, alias Bernardo Provenzano, capo dei capi di Cosa nostra. L’identità, che Francesco Viviano e Alessandra Ziniti attribuiscono al personaggio più misterioso della storia della Repubblica, è solo uno dei tanti tasselli inquietanti che i due giornalisti hanno ritrovato e riportato in questo libro, portando le lancette del tempo indietro al 1992, l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Andando a scovare documenti rimasti nei cassetti per vent’anni, ignorati o dimenticati troppo a lungo, come la lettera autografa di Don Vito Ciancimino in cui chiedeva insistentemente di essere ascoltato in Parlamento a proposito di ciò che successe in quegli anni. O come l’appunto di un anonimo funzionario di Stato in cui veniva suggerito, punto per punto, ciò che il pentito Vincenzo Scarantino avrebbe dovuto “confessare” per incastrare il gruppo di fuoco che aveva ammazzato Borsellino e la sua scorta. Confessioni ritrattate più volte e ora minate dalle dichiarazioni del boss Gaspare Spatuzza. E allora, cosa accadde davvero in quegli anni? Ci fu davvero una trattativa tra lo Stato e Cosa nostra? Attraverso un percorso fatto di carte inedite e nuove rivelazioni, gli autori hanno incontrato in località segreta Gaspare Mutolo, le cui dichiarazioni a Falcone prima e a Borsellino poi, sulle collusioni tra istituzioni e mafia, furono per molti la causa della morte dei due magistrati. Ne emerge un quadro fosco, fatto di connivenze e servizi segreti deviati, di accordi indicibili e prolungati negli anni, di silenzi e omertà. Un ritratto impietoso che si rispecchia nelle parole del pm della strage di Capaci Luca Tescaroli, che in una lunga intervista rilasciata a Viviano e Ziniti, spiega come e perché fu il primo a credere che per risolvere il mistero dei mandanti occulti delle stragi si dovesse e si debba cercare di risolvere il fallito attentato all’Addaura ai danni di Falcone. Un attentato del 1989 sul quale solo ora, a Caltanissetta, stanno emergendo nuove devastanti verità. Come sottolinea lo stesso magistrato: «Ci fu un’ulteriore trattativa che inizia in un momento molto particolare della stagione stragista: tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. (…) E viene invece accelerata l’esecuzione di una strage già decisa volta a colpire Borsellino. Allora il punto è: perché ci fu questa accelerazione? (…) E c’è un legame tra la nascita di questa trattativa, l’uccisione di Borsellino e in particolare questa accelerazione?» E soprattutto, cosa c’era di tutto questo nell’Agenda Rossa di Borsellino?

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